Testi Sumeri, Il Signore della grande montagna

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Nei testi sumeri di circa 6000 anni fa si parla del dio EN.LIL, che aveva l’epiteto di ILU.KUR.GAL, ovvero “Signore della grande montagna”; egli aveva tre figli, uno dei quali si chiamava ISH.KUR o “Signore della montagna”, difatti il glifo KUR in sumero significa “montagna” mentre ISH è un gioco di parole che deriva dall’unire l’accadico ISHA (signore) con la desinenza cananea ISH (montagna), glifo che viene tradotto in accadico con SHADDU, e che si evolverà in ebraico in El Shaddai, dove El vuol dire “Signore”, mentre Shaddai significa “montagna”.

Secondo gli antichi scritti Sumeri la Terra è stata regnata da Otto Re Immortali per 241.200 anni!

Questo è l’epiteto con cui Dio si presenterà per la prima nell’Antico Testamento, quando in Genesi 17: 1,2 disse ad Abramo: «Io sono El Shaddai, cammina alla mia presenza e sii perfetto».

Ishkur prenderà il nome di Hadad in accadico, mentre per i cananei diventerà Baal Hadad. Gli Assiri cercarono di concretizzare il primo tentativo di monoteismo sul dio semitico Baal, tuttavia resosi conto che questo dio non era idoneo ad assurgere a tale funzione a causa della sua tradizione secolare, nonché dell’importanza che la sua figura ricopriva nel Pantheon cananeo, capirono che sarebbe stato arduo far traslitterare su di esso le caratteristiche di altre maggiori divinità.

Il tentativo riuscì invece in terra egiziana, grazie al ruolo del faraone Akenaton che i De Angelis identificano proprio con il Mosè biblico ridisegnando in un colpo solo uno dei principali capitoli della storia ebraica e non solo ebraica.

Ma mentre il lavoro dei De Angelis è più orientato a rappresentare le divinità come semplici invenzioni del potere costruite ad arte per coercizzare l’umanità attraverso il terrore, il peccato, la colpa e giustificare il potere di quei sovrani e di quelle caste sacerdotali che 6000 anni fa si sostituirono alle “anarchiche” società gilaniche e al culto della dea madre grazie alla forza militare, il Progetto Atlanticus tende invece a identificare in queste divinità i sovrani superstiti di un lontano tempo antidiluviano e i miti le loro vicende, forse in taluni casi romanzate e certamente mitizzate dagli uomini delle prime civiltà post-diluviane.

Non invenzioni concepite dalla mente umana, ma esseri in carne ed ossa ricordati nella Bibbia con il nome di Elohim e nei miti sumeri con il nome di Anunnaki.

Egli era solito rimarcare la pretesa che il suo popolo non avesse altri signorotti all’infuori di lui. Questo lo faceva sempre. Poi passa ad affermare che i suoi soldati accampati non devono rubare, non devono uccidere i propri commilitoni, non devono desiderare la moglie del camerata della tenda a fianco e non devono commettere atti impuri.

Yahwèh non voleva caos e pretendeva un esercito ben disciplinato, che non si azzuffasse per il furto d’oggetti del bottino di guerra o a causa dei bollenti spiriti dei soldati celibi.

Quanto agli atti impuri, Yahwèh dice chiaramente che siccome di tanto in tanto avrebbe passato in rassegna le truppe, non voleva mettere i piedi sugli escrementi dei soldati e per questo dice che nell’equipaggiamento di ogni combattente non deve mancare un piolo di legno, con cui scavare una buca lontano dall’accampamento per seppellirli.

Che Yahwèh visitasse regolarmente gli accampamenti degli israeliti durante le guerre di Giosuè e si premurasse di trovare pulito il terreno è un altro esempio del fatto che il Dio del Vecchio Testamento era dotato di corporeità e simile a noi umani. L’averlo reso eterno, invisibile e onnipotente è stata una scelta obbligata per coloro che ci videro un business, nonché lo strumento per detenere il potere sulle folle.

La schizzinosità dell’Elohìm della Bibbia circa il terreno privo di sporcizia, fa il paio con la sua richiesta che i sacerdoti fossero esenti da malformazioni. E ne fa un elenco preciso.

Non potevano entrare a far parte dei Leviti i gobbi, i ciechi, gli scabbiosi, i deformi di mano o piede e i nani. I lebbrosi, infine, dovevano essere tenuti lontanissimi dall’accampamento e questa era una misura profilattica valida anche per la popolazione civile. Un contagio di lebbra avrebbe reso inservibile le truppe che il “Dio degli eserciti” stava arruolando sotto il comando di Mosè prima, e di Giosuè poi.

Fonte
Universo7p.it

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