Servo inteso come al servizio di ? O servo come schiavo?

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La Chiesa assegna un titolo specifico a coloro si sono distinti in vita, per ‘santita’, e per le quali è stato avviato il processo canonico di beatificazione. Il titolo successivo, se si ritiene che il Servo di Dio abbia mostrato particolare «eroicità delle virtù», è “Venerabile”.

Dunque andiamo sull’enciclopedia Treccani e leggiamo: “sèrvo s. m. e agg. [lat. servus «schiavo», anche agg. «assoggettato, sottomesso»]. – 1. (f. -a) letter. a. Schiavo; come sost., è comune soltanto nella locuz. servo della gleba, chi, nel declino dell’Impero Romano e nei secoli successivi, era soggetto alla servitù della gleba (v. servitù, n. 1 a)”.

Quindi, salvo il contrario per ‘Servo’ si intende ‘Schiavo’ cioé persona sottomessa.

Nel linguaggio della Chiesa, s. di Dio, titolo riconosciuto a persona defunta (per lo più un religioso) che sia vissuta e morta santamente; per l’espressione s. dei servi di Dio, v. servus servorum dei. c.

Servus servorum Dei, in italiano “servo dei servi di Dio”, è uno dei titoli propri del Papa, introdotto da papa Gregorio I come contromossa in seguito all’assunzione nel 587/88 da parte di Giovanni IV Nesteutes patriarca di Costantinopoli dell’attributo di “ecumenico”, con l’appoggio dell’imperatore Maurizio, mantenuto poi nonostante le proteste papali.

Indica la superiorità verso gli uomini ? Ma allo stesso tempo l’umiltà del Pontefice davanti a Dio. “Servo di Dio” è, nell’Antico Testamento, l’appellativo dei profeti: “Parla, Signore, il Tuo servo ti ascolta” (1Sam 3, 9-10).

Quindi servo inteso al servizio di ? E non come schiavo ? Ma poi schiavo di chi ? Della Chiesa/e in questo mondo? La chiesa decide in nme e per conto di…ma ne ha l’autorità oppure se ne è arrogata la posizione, usando termini che ai molti risuona come servizio e non come schiavitù? Assoggettati alla Chiesa?

Servo deriva dal latino servus e significa sia ‘schiavo‘ che (inteso come aggettivo) ‘sottomesso‘.

Nel primo caso, spiega Treccani, si riferisce a ‘chi svolge umili servizî alle dipendenze di una persona o di una famiglia, e spec. chi attende ai lavori di casa’; nel secondo, ‘a chi è pronto a conformarsi (cioè asseconda) alla volontà altrui, spec. dei potenti, per viltà, interesse e sim.’.

Il Vangelo secondo Marco, riferendosi al suo esempio (Gesù) e al sommo sacrificio per il genere umano nella morte di croce, insegna ai Dodici: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti», e ad accogliere i bambini nel Suo nome.

Sant’Agostino aveva anticipato l’attribuzione di questo titolo a sua madre, santa Monica, più di un secolo prima quando, nelle sue Confessioni, la chiama la “serva servorum tuorum”, cioè, “la serva dei tuoi servi”, intendendo dire i servi di Dio (Conf. 9,9,22).

Quanto sopra per agganciarci alla cosiddetta Beatificazione, tappa obbligata del processo di canonizzazione, al termine del quale un servo di Dio è riconosciuto santo.

Chi decide se una persona può diventare Beato ?

La prima fase del processo di canonizzazione, che si articola come segue:

1) a livello diocesano viene aperto il processo di canonizzazione. La persona viene dichiarata servo/a di Dio e il postulatore, persona appositamente nominata dal vescovo, raccoglie documenti e testimonianze che possano aiutare a ricostruire la vita e la santità della persona. Obiettivo è quello di verificarne l'”eroicità delle virtù”;

2) conclusa la prima fase del processo, si attende dalla Congregazione per le cause dei santi il decreto in cui si dichiara la pratica delle virtù cristiane in modo eroico, o il martirio: a questo punto si può usare l’appellativo “Venerabile”;

3) infine si attende e si analizza un miracolo ottenuto per l’intercessione del Venerabile, accertato il quale egli viene dichiarato beato; dopo un secondo miracolo approvato si attribuisce il titolo di santo.

Tutto chiaro. ? NO! Tant’è che numerosi nostri utenti fanno domande su questo e quello e l’altro ancora, ma noi non possiamo dare spiegazioni ecclesiastiche o spirituali. Quelle dovete cercarle nel vostro cuore.

Nel racconto della lavanda dei piedi possiamo vedere il fondamento teologico del servizio come espressione della vita cristiana. Quindi non servo come schiavo, ma servo come servizio.

Quindi in cammino nel Servizio di Dio nella Chiesa e nella società. Ma non come ‘servi’ – cioè schiavi assoggettati da una autorità.

Nel 1948, sotto la spinta dello Spirito, don Dino Torreggiani volle fondare un istituto secolare perché la secolarità è una modalità di presenza e di impegno apostolico nel mondo: si vive come gli altri, condividendo la vita di tutti, operando “dal di dentro”, tra la gente, per la venuta del Regno di Dio.

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Fonti

https://it.wikipedia.org/wiki/Primato_di_Pietro
https://it.wikipedia.org/wiki/Servus_servorum_Dei
https://it.wikipedia.org/wiki/Servo_di_Dio

I soldi per le beatificazioni nei conti dello IOR


https://www.servidellachiesa.it

Servi e Serve della Chiesa

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