RIMUNERAZIONE DEL CATECHISTA

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Questione economica in generale. La questione economica, per comune ammissione, sembra uno degli ostacoli più seri per procurarsi sufficienti catechisti. Ovviamente, il problema non si pone riguardo ai maestri di religione nelle scuole, quando sono stipendiati dallo Stato.

Quanto, invece, agli altri catechisti rimunerati dalla Chiesa, in particolare per quelli che hanno una famiglia a carico, il punto cruciale è la proporzione tra ciò che ricevono e le esigenze della vita.

Le conseguenze negative si fanno sentire su diversi aspetti: sulla scelta, in quanto persone capaci preferiscono impieghi meglio rimunerati; sull’impegno, in quanto diventa necessario svolgere altri lavori per integrare le entrate; sulla formazione, perché molti non sono in grado di partecipare ai corsi; sulla perseveranza e sui rapporti con i Pastori. Inoltre, in talune culture un lavoro viene apprezzato in proporzione a come è rimunerato; di conseguenza, i catechisti rischiano di essere considerati una sotto-categoria di lavoratori.

Soluzioni pratiche. La retribuzione del catechista sia ritenuta una questione di giustizia e non di libera contribuzione.

I catechisti sia a tempo pieno, che a tempo parziale, vanno retribuiti secondo norme precise, stabilite a livello di diocesi e parrocchia, tenuto conto della condizione finanziaria della Chiesa particolare, della situazione personale e familiare del catechista, nel contesto economico generale dello Stato. Siano considerati con speciale attenzione i catechisti ammalati, invalidi e anziani.

La CEP, come nel passato, continuerà ad impegnarsi per suscitare e distribuire contributi economici in favore dei catechisti, secondo le possibilità. Nello stesso tempo, insiste sulla necessità di tendere con tutte le forze ad una soluzione più stabile del problema.

I bilanci economici delle diocesi e delle parrocchie, perciò, destinino a questa opera una congrua e proporzionata aliquota delle entrate, seguendo il criterio di dare la precedenza alle spese per la formazione. Così anche i fedeli si facciano carico del mantenimento dei catechisti, soprattutto quando si tratta dell’animatore del loro villaggio.

La qualità delle persone, in particolare quelle impegnate nell’apostolato diretto, ha la precedenza sulle strutture. Non vengano quindi distorti per altri fini o decurtati i bilanci destinati ai catechisti.

Un particolare incoraggiamento merita l’impegno economico a favore dei centri per catechisti. Questo sforzo è degno di encomio e sicuramente contribuirà all’incremento della vita cristiana nel prossimo futuro, perché la catechesi attiva ed efficace è la base della formazione del Popolo di Dio.

Siano pure promossi e aumentati i catechisti volontari, che si impegnano a collaborare a tempo parziale, con regolarità, ma senza una vera rimunerazione in quanto hanno già un altro impiego fisso. Questa linea è più realistica per quelle comunità ecclesiali che hanno già un certo grado di sviluppo.

Ovviamente sarà necessario educare i fedeli a considerare la vocazione del catechista una missione più che un impiego per vivere. Inoltre, occorrerà ripensare l’organizzazione e la distribuzione dei catechisti.

In sintesi, il problema economico richiede una soluzione a partire dalla Chiesa locale. Tutte le altre iniziative sono un buon contributo e vanno potenziate, ma è in loco che si deve trovare la soluzione radicale, specialmente con un’oculata amministrazione, che rispetti le precedenze apostoliche, e con l’educazione della comunità a contribuire economicamente.

Fonte
Vatican.va

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