Religioni antiche, Il simbolismo del leone

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Il leone è universalmente considerato quale simbolo di regalità, di potenza e di nobiltà. Nella Bibbia, in chiave simbolica, rappresentante di forza e di valore, c’è naturalmente il leone, simbolo della tribù di Giuda (Gen 49,9) e dei re della stirpe di Davide (compreso il Messia cf Ap 5,5 ndr).

Anche Salomone aveva dei leoni scolpiti sul suo trono e, successiva­mente, nel tardo giudaismo, il leone era uno dei soggetti preferiti delle decorazioni sinagogali.

Nell’oracolo di Isaia il deserto del Negheb è popolato da leonesse, leoni ruggenti, vipere e draghi volanti (Is 30,6). Nel libro del profeta Amos la Parola di Dio è paragonata ad un ruggito: «Il Signore ruggisce da Sion e da Gerusalemme fa udire la sua voce» (Am 1,2).

Que­sto ruggito ha qualcosa di teofanico, come la voce del tuono: «Ruggisce il leone: chi non trema?

Il Signore ha parlato: chi può non profetare?» (Am 3,8). Il simbolo del leone ben convoglia l’idea di forza e di sorgente di timore. A proposito notiamo che le lettere che compongono la parola ebraica «leone» sono ‘ryh che, lette al contrario, diventano hyr’ ossia la «paura/il timore».

L’appello di Dio è irresistibile, come la paura suscitata dal ruggito del leone; perciò Amos è obbligato a profetizzare. La parola del Signore ha infatti una forza che s’impone con veemenza e il profeta vuole essere questa «voce del leone» che turba e scuote le coscienze, promuovendo, con l’annuncio di un castigo imminente, un cambiamento di vita. Osea afferma che Dio è il vero leone per Efraim e Giuda: il più potente nemico o alleato che dovreb­bero temere o cercare.

Nella letteratura sapienziale, le fiere sono stereotipi del pericolo e della minaccia. Sotto l’immagine teriomorfa del leone, l’orante allude alle accuse e alle persecuzioni morali. I nemici del giusto perseguitato sono infatti paragonati a delle belve che si appostano per assalto: «…contro di me digrignano i denti; libera la mia vita dalla loro violenza, dalle zanne dei leoni, l’unico mio bene; spalancano contro di me la loro bocca» (SaI 35,16.17.21). Gli aggressori vengono così dipinti nelle loro caratteristiche bestiali più temibili e si dice di loro che sono grandi, invincibili, armati di zanne e artigli potenti, pronti a sbranare, seminatori di morte. (Sal 7,3 22,14.22).

Il «malvagio che strazia la carne» (SaI 27,2) è un modulo costante per definire i nemici carichi di odio, di calunnia e di malizia (cf SaI 14,4; Gb 19,22; 31,31). La testimonianza di accusa è spesso vista come pluralità massiccia e impressionante, come appunto un leone che si scaglia contro la preda. Tale immagine è uno dei leit-motif della cosiddetta «lamentazione individuale» (Sal 25,19; 31,14; 563; 119,157; 129,1; Gb 30,12; 35,9).

Nella Regola Redatta a Troyes (1129), ispirata da San Bernardo, che ricalca sostanzialmente quella cistercense, il Leone viene considerato simbolo del male (trattamento simile dedicato anche alla donna, definita quale pericolosa scelta la sua compagnia poiché il diavolo, antico suo compagno, ha deviato molti dal retto sentiero del Paradiso).

Il sopra indicato testo è tratto da un articolo più ampio dedicato a “La metafora del Leone nella sacra Bibbia

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