Ouroboros

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Uroboro deriva dal greco οὐροβόρος / οὐρηβόρος (ὄφις), ourobóros / ourēbóros (óphis) composto di οὐρά (coda) e del suffisso -βόρος, corrispondente al latino -voro; dunque (serpente) che si morde la coda.

Un’etimologia «ermetica» legata alla tradizione alchimistica, frutto di libere associazioni non fondate su basi linguistiche, farebbe risalire l’ouroboro a un «re serpente»: «In lingua copta Ouro significa “re”, mentre ob, in ebraico, significa “serpente”».

Alexander Roob la mette in relazione ad alcune illustrazioni del serpente ouroboro, che si trovano nell’opera Donum dei dell’alchimista Abraham Eleazar, pubblicata a Erfurt nel 1735.

La più antica rappresentazione di un uroboro si trova in un antico testo funerario egizio, chiamato The Enigmatic Book of the Netherworld, ritrovato nella tomba (KV62) del Faraone Tutankhamon della XVIII Dinastia.

Nell’immagine, incisa all’interno del secondo scrigno, che conteneva il Sarcofago del Re, sono rappresentati due serpenti che si mordono la coda e circondano la testa e i piedi di una figura divina mummiforme. Entrambi i serpenti sono manifestazioni della divinità Mehen, il benefico Dio serpente che protegge la Barca solare di Ra e il cui nome significa “colui che è arrotolato”.

Un’altra famosa immagine è quella che si trova nel Papiro di Dama-Heroub, della XXI dinastia, nella quale si trova Horus bambino, all’interno del Disco Solare, sostenuto dal Leone Akhet (simbolo dell’orizzonte dove il sole sorge e tramonta) e circondato dal dio serpente Mehen, ancora una volta nella forma di un uroboro.

Un capitolo a parte va riservato all’interpretazione della figura geroglifica dell’uroboro fatta da Orapollo, scrittore egiziano di Nilopoli, autore di Hieroglyphiká, un’opera in due libri in lingua copta sui geroglifici, non anteriore al sec. IV d.C., scoperta nel 1422 dal viaggiatore Cristoforo Buondelmonti e portata alla corte di Cosimo de’ Medici.

Quest’opera, concepita probabilmente in un ambiente di eruditi che cercavano di recuperare la misteriosa scrittura egizia, di cui ormai si erano perse le tracce, ebbe un’amplissima diffusione nel Rinascimento e nei secoli successivi.

Fino, infatti, alla scoperta del reale significato dei geroglifici egizi compiuta da Champollion, si ritenne che il libro di Orapollo fosse in grado di rivelare i significati morali e religiosi dei misteriosi geroglifici egizi.

Nel Libro Primo, Capitolo Secondo non viene nominato l’uroboro, ma viene descritto un Serpente che si divora la coda quale simbolo usato dagli antichi Egizi per descrivere il Mondo, l’Universo e l’Unità di Tutte le cose:

«Quando vogliono scrivere il Mondo, pingono un Serpente che divora la sua coda, figurato di varie squame, per le quali figurano le Stelle del Mondo. Certamente questo animale è molto grave per la grandezza, si come la terra, è ancora sdruccioloso, perché è simile all’acqua: e muta ogn’anno insieme con la vecchiezza la pelle.

Per la qual cosa il tempo faccendo ogn’anno mutamento nel mondo, diviene giovane. Ma perché adopra il suo corpo per il cibo, questo significa tutte le cose, le quali per divina providenza son generate nel Mondo, dovere ritornare in quel medesimo».

Fonte
Wikipedia

Fonte Immagine copertina

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