La setta dei turlupini

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650 anni fa: il 4 luglio 1372 viene condannata la setta dei turlupini. Nei mesi successivi verrà bruciata sul rogo l’ideologa della setta dei turlupini, Jeanne Dabenton, con altri suoi seguaci, in Place de Grève, a Parigi, per ordine del re francese Carlo V.

Nella seconda metà del XIV secolo, l’offensiva dell’Inquisizione mieteva vittime tra gli adepti di diversi movimenti eretici dell’epoca, come i Fratelli del Libero Spirito o i Begardi e Beghine: si ricordano tra i condannati al rogo Berthold Rohrbach a Spira nel 1356, l’anziana beghina Metza von Westenhove a Strasburgo nel 1366, il tessitore Johannes Hartmann ad Erfurt nel 1367, il mistico Konrad Kannler ad Eichstadt nel 1381 e il begardo Nicola da Basilea a Vienna nel 1395.

La setta dei turlupini
Tra i processi, seguiti dagli immancabili roghi, fece notizia quello del 1372 a carico di una setta che si era espansa nella Francia settentrionale, in Germania e nei Paesi Bassi, e che si diceva fosse originaria della zona della Savoia e del Delfinato (nel sud-est della Francia). Questa setta fu definita dei turlupini, ma furono chiamati anche caignard, oppure – con la tipica confusione dottrinale dell’epoca, che tendeva a fare di tutte le erbe un fascio – bulgari (nel senso di bogomili) o valdesi.

È più probabile invece che i turlupini (o Fraternità dei Poveri) fossero imparentati con i Fratelli del Libero Spirito, con i quali avevano in comune il concetto che la perfezione cristiana, che essi avevano raggiunto, li permetteva di poter commettere qualsiasi atto senza correre il rischio di peccare, secondo il detto di San Paolo: “Tutto è puro per i puri” (Lettera a Tito 1,15).

Jeanne Dabenton
La principale ideologa della setta era la parigina Jeanne Dabenton (o Daubenton o Daubentonne o Dabentonne), che predicava la povertà, il girare completamente nudi, la riduzione di tutti i doveri religiosi ad una semplice preghiera silenziosa, ed il concetto che non era peccaminoso soddisfare le proprie passioni e i desideri dei sensi per i “santi” (cioè i seguaci di queste idee), quindi che non c’era nulla di cui vergognarsi degli atti sessuali. Alcuni autori cattolici riportarono che essi, convinti di questi concetti, si lasciavano andare ai più scatenati e vergognosi eccessi sessuali.

Comunque sia, il 4 luglio 1372 la setta fu condannata e i suoi seguaci scomunicati da Papa Gregorio XI: la Dabenton, con altri suoi seguaci, fu bruciata nello stesso 1372 in Place de Grève, a Parigi, per ordine del re francese Carlo V.

Gli Adamiti della Boemia, possibili discendenti dai Turlupini francesi?

Nel 1418, alcuni profughi francesi perseguitati per le loro idee religiose, provenienti dalla zona di Lilla e Tournai, cioè dalla Piccardia, e per questo denominati piccardi, raggiunsero la Boemia hussita. Essi predicavano dottrine simili a quelli dei Turlupini, dei Fratelli del Libero Spirito, e della Libera Intelligenza.

Alcuni autori cattolici riportarono che i piccardi in Boemia si lasciavano andare ad atti contro la morale, come atti sessuali extra matrimoniali, avevano l’abitudine di girare nudi come Adamo ed Eva nell’Eden, e mettevano in comune tutte le cose, comprese le donne. Per questo furono soprannominati Adamiti.

A capo di questo gruppo si mise un predicatore hussita, Martin Huska, soprannominato Loquis, precedentemente aderente all’ala estremista dei taboriti. Egli fissò il quartiere generale della setta su un’isola sul fiume Nezàrka e diede alla dottrina del gruppo un’interpretazione pessimistica ed apocalittica della società, come quella della setta apocalittica giudaica degli Zeloti.
Huska inoltre negava la transustanziazione (la presenza del Corpo di Cristo nell’Eucaristia) e incoraggiava atroci profanazioni. Per questo egli venne arrestato, torturato e bruciato sul rogo dentro un barile.
Anche la sua setta non durò molto a lungo: il comportamento dei suoi seguaci disgustò gli hussiti, che nell’Ottobre 1421, al comando di Jan Zizka, circondarono gli Adamiti nel loro accampamento e li massacrarono tutti.
Curiosità
Contrariamente a quanto si possa pensare, il verbo “turlupinare” non deriva affatto da questa setta, bensì da un buffone, o attore, francese della commedia dell’arte del ‘600, Henri Legrand (1587-1637), detto Belleville o Turlupin, che faceva spesso uso di battute maliziose, beffe di cattivo gusto, volgari giochi di parole che tormentavano e importunavano i suoi concittadini, chiamate, per l’appunto, turlupinate.

In italiano, il termine ha assunto un significato, leggermente diverso di raggirare, abbindolare.

Fonti
https://eresie.com/it/Turlupini.htm
https://eresie.com/it/Huska.htm

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