Il vangelo di Matteo, utilizzato dai giudeo-cristiani a quelli di origine pagana

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Gli insegnamenti e i cinque discorsi. Carl Bloch, Il Sermone della Montagna, XIX secolo.
L’insegnamento di Gesù viene presentato dall’autore del vangelo in quattro sintesi:

la regola aurea (“Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.”, 7,12),

il doppio comandamento dell’amore (“Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso”, 22,37-39),

la triade sulla parte determinante della legge (“la giustizia, la misericordia e la fedeltà”, 23,23),

le sei opere di misericordia (“Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.”, 25,35-45).

La struttura del vangelo, costruita intorno a cinque grandi discorsi (il discorso della montagna, quello della missione dei dodici apostoli, quello in parabole, quello sulla vita delle comunità e infine il discorso escatologico), evidenzia inoltre l’importanza data dall’autore alle parole di Gesù.

A livello di contenuto, nonostante alcuni tratti polemici, va rilevato come forse nessun altro documento antico mostra maggiore sensibilità ai temi dell’amore e della pace in contrasto con l’odio e la vendetta.

Il perdono, suggerito da Luca in sette volte, è qui ad esempio proposto nella forma di “settanta volte sette”.

La tendenza alla riconciliazione appare evidente anche nella volontà di preservare il vecchio e il nuovo, conservando l’eredità ebraica, e di colmare le distanze tra credenti di origine giudea e pagana.

È significativo, a questo proposito, che il testo di Matteo sia diventato il più comune sia tra i giudeo-cristiani che tra i cristiani di origine pagana.

catopedia

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