I SACRI CHIODI

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Le reliquie dei Sacri Chiodi (o Santi Chiodi) sono tre (o quattro) e corrispondono ai chiodi che, secondo la tradizione, sono stati utilizzati durante la Crocifissione di Gesù. Tra le più preziose del mondo cristiano, assieme alla Vera Croce, si trovano da secoli in Italia, sparse in varie sedi.

I Sacri Chiodi, al pari della Croce, vennero secondo la tradizione rinvenuti da sant’Elena Imperatrice durante il suo viaggio in Terrasanta nel327-328. Elena lasciò la croce a Gerusalemme, portando invece con sé i chiodi: tornata a Roma, con uno di essi creò un morso di cavallo, e ne fece montare un altro sull’elmo di Costantino, affinché l’imperatore ed il suo cavallo fossero protetti in battaglia. Ad essi si accenna per la prima volta il 25 febbraio 395 in un’orazione di sant’Ambrogio. Dell’esistenza delle reliquie parlò anche in una missiva con l’imperatoreTeodosio.

Le reliquie si trasmisero ai discendenti dell’imperatore. San Gregorio di Tours parlò invece di quattro chiodi, citandone uno che fu immerso nel mare per calmare una tempesta. Nel VI secolo si trova documentazione a Costantinopoli della venerazione di più santi chiodi, forse gli originali, forse derivazioni fatte secondo le consuetudini dell’epoca, usando una parte della reliquia originale e aggiungendovi una parte nuova a formare una replica.
Le vicende successive delle reliquie si perdono nell’assenza di documentazione, restando solo varie tradizioni orali impossibili da verificare.

Sacro Chiodo di Milano
La più antica menzione del Sacro Chiodo di Milano è del 1389, in cui si fa menzione di una richiesta a Giangaleazzo Visconti a vantaggio della cattedrale metropolitana, dove era riposto ab antiquo uno dei chiodi con cui fu crocifisso il Salvatore. La tradizione fa risalire la presenza del Chiodo a Milano dall’epoca di Ambrogio, ma esistono numerose altre ipotesi sul suo arrivo: messo in salvo spedendolo dopo la furiainconoclasta di Leone Isaurico (sec. VIII), o arrivato con le reliquie dei Magi deposti poi nella basilica di Sant’Eustorgio, o ancora donato al vescovo Arnolfo II da Ottone III; altri ancora ipotizzano che sia arrivato con le Crociate.
Il chiodo si trova ancora oggi sospeso sopra l’altare maggiore, attaccato alla chiave di volta, e secondo la tradizione è uno dei due provenienti dal morso del cavallo di Costantino I.
Il Sacro Chiodo è oggi conservato in una nicchia contenuta in una copia della serraglia in rame dorato con il rilievo del Padreterno (oggi nel Museo del Duomo). Anche se sospeso molto in alto, una luce rossa lo rende visibile da tutta la cattedrale. Il chiodo è prelevato dall’arcivescovo e mostrato ai fedeli ogni 3 maggio, festa dell'”Invezione della Santa Croce” (cioè del ritrovamento della Croce), ora viene portato in processione il 14 settembre, festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Per prelevare il chiodo dalla sua custodia viene utilizzata la seicentesca nivola, un curioso ascensore oggi meccanizzato.

Sacro Chiodo di Roma
Il Sacro Chiodo di Roma si trova assieme alle reliquie della Croce nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme; secondo la tradizione sarebbe la seconda parte del morso del cavallo di Costantino.

Sacro Chiodo di Monza
La storica Valeriana Maspero ritiene che la corona fosse il diadema montato sull’elmo di Costantino, dove il sacro chiodo era già presente. Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, l’elmo di Costantino sarebbe stato portato a Costantinopoli, ma in seguito fu reclamato dalgoto Teodorico il Grande, re d’Italia, il quale aveva a Monza la sua residenza estiva. I bizantini gli inviarono il diadema trattenendo la calotta dell’elmo. Esso sarebbe poi stato montato dentro la Corona ferrea: in realtà analisi recenti hanno dimostrato che l’anima della corona è d’argento, anziché di ferro, per cui è alquanto inverosimile che si tratti della reliquia, sebbene possa trattarsi di una reliquia per contatto.

Sacro Chiodo di Colle
Un quarto chiodo, quello che avrebbe tenuto la scritta “INRI” (per questo è piegato a “L”), si troverebbe nella cattedrale di Colle Val d’Elsa in provincia di Siena. Esso venne acquistato nel 1357 dall’ospedale di Santa Maria della Scala tramite un intermediario fiorentino come proveniente dal palazzo imperiale di Costantinopoli. Già conservato nella Cappella del Sacro Chiodo, venne poi donato alla con-cattedrale di Colle quando vennero potenziate le strutture ospedaliere di Santa Maria della Scala.

Cav. Domenico Errante

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Nota di redazione

Un articolo di Nicoletta De Matthaeis ci informa che Grazie ad un importante ritrovamento avvenuto nel 1968, sappiamo con esattezza come erano i chiodi utilizzati per la crocefissione. Al nord di Gerusalemme, a Giv’at ha-Mivtar, in un antico sepolcro fu rinvenuto, insieme ad altri resti, un chiodo conficcato in un osso di un calcagno destro appartenente a un uomo di nome Yehohanan ben Ha’Galqol di circa 25 anni, crocifisso fra il 6 ed il 65 d.C. Inoltre, da un esaustivo inventario di santi chiodi venerati nel mondo fatto da Fleury, risulta che esistono ben 33 chiodi ritenuti autentici, distribuiti in 29 città. Ma ce ne sono altri ancora, anche dei frammenti. Roma ne annoverava due ed il totale di chiodi custoditi in Italia sarebbe stato di 16. Alcuni potrebbero essere quelli utilizzati per l’assemblaggio della croce ed altri utilizzati per fissare il titulus crucis, anche se poco probabile. Continua a leggere nel blog di Nicoletta.

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