Gloria in excelsis Deo, testo e video

Reading Time: 3 minutes read

Nel Messale Romano del 1962 e secondo il Codice delle Rubriche del Breviario e del Messale Romano del 1960, il Gloria in excelsis Deo viene detto o cantato durante la messa in tutte le feste di qualsivoglia grado e classe, nelle domeniche, durante le ottave di Natale, Pasqua e Pentecoste, nelle ferie natalizie e pasquali, nelle vigilie di Ascensione e di Pentecoste e nelle messe votive di I, II o III classe in cui i paramenti non sono violacei e nelle messe votive di IV classe se sono degli angeli o della beata vergine Maria in sabbato. Si omette, oltre che in Avvento e Quaresima, durante il Tempo di settuagesima.

Mentre pronuncia la frase iniziale, il sacerdote stende le mani davanti a sé all’altezza delle spalle, e poi le posa mentre china il capo alla pronuncia della parola Deo. Quindi continua a recitare il Gloria stando in piedi e con le mani unite; alle parole “Adoramus te”, “Gratias agimus tibi”, “Iesu Christe” (entrambe le volte), e “Suscipe deprecationem nostram”, china il capo in direzione del crocifisso e alla fine del Gloria traccia un segno di croce grande a sufficienza..

Durante la Messa solenne, il sacerdote celebrante intona la frase iniziale, mentre il diacono e il suddiacono si trovano dietro di lui, dopodiché lo raggiungono all’altare e pronunciano con lui a bassa voce il resto dell’inno, mentre il coro prosegue nel canto[17]. Terminata la recita del Gloria si siedono e attendono che il coro termini di cantare, ma alle parole a cui è necessario inchinarsi, il sacerdote si scopre il capo, mentre diacono e suddiacono sorgono in piedi, fanno un piccolo inchino al sacerdote e quindi si inchinano profondamente verso l’altare.

Rito ambrosiano
Nel rito ambrosiano Gloria in excelsis Deo viene recitato o cantato durante la Messa dopo l’atto penitenziale. Quando si cantano i 12 Kyrie nella processione d’ingresso, l’atto penitenziale è omesso e l’inno è cantato subito dopo il saluto del celebrante.

Rito bizantino
Nel rito bizantino, adottato sia dalla Chiesa ortodossa sia da alcune Chiese cattoliche orientali, l’inno è presente nel Mattutino e nella Compieta di ogni giorno, seguito da una gran quantità di versetti biblici che subiscono leggere variazioni a seconda che si tratti di un giorno feriale o festivo.

Nel mattutino della domenica e delle solennità, chiamato in greco Orthros, si pronuncia la dossologia maggiore (il Gloria in excelsis); invece, la dossologia minore o Gloria a Dio si pronuncia nel mattutino dei giorni infrasettimanali (non festivi), e per l’ Apodeipnon (Compieta), e in nessun caso durante la Divina Liturgia.

Chiesa anglicana
Nell’edizione del 1549 del Book of Common Prayer, la Chiesa d’Inghilterra era solita pronunciare il Gloria nello stesso punto previsto dal rito romano, ma da un certo tempo in poi fu spostata al termine della celebrazione, prima delle benedizione finale. Questa collocazione rimase ininterrottamente fino al XX secolo, senza essere toccata dalle revisioni del 1552 e del 1662. La versione attualmente valida, chiamata Common Worship, ha introdotto due modalità, una delle quali ripristina la collocazione iniziale della preghiera, come nel rito romano.

Il Libro delle Preghiere in uso alla Chiesa anglicana statunitense, edizione del 1928, poneva anch’esso la pronuncia del Gloria al termine del servizio eucaristico, dove già era previsto dal Book of Common Prayer del 1662.

L’edizione statunitense del 1928, come la prassi delle Chiese aderenti al Continuing Anglican movement, permette l’uso dell’inno Gloria in excelsis al posto del Gloria Patri alla fine dei salmi o dei cantici presenti nella Preghiera della Sera. Il Libro della Chiesa Episcopale, nell’edizione del 1979, stabilì la scelta fra due possibili riti:

Rite One: collocò il Gloria all’inizio della celebrazione, dopo o anche in sostituzione del Kyrie;
Rite Two: può essere detto in lingua moderna, e per il servizio della Santa Eucaristia prevede che ogni domenica sia pronunciato o cantato il Gloria in excelsis oppure altra preghiera idonea, tranne per i periodi di Avvento e di Quaresima.
L’inno Gloria in excelsis è frequente anche nel Servizio divino della confessione luterana, e di numerose altre confessioni cristiane.

Il testo completo in Latino

Glória in excélsis Deo
et in terra pax homínibus bonæ voluntátis.
Laudámus te,
benedícimus te,
adorámus te,
glorificámus te,
grátias ágimus tibi propter magnam glóriam tuam,
Dómine Deus, Rex cæléstis,
Deus Pater omnípotens.
Dómine Fili Unigénite, Iesu Christe,
Dómine Deus, Agnus Dei, Fílius Patris,
qui tollis peccáta mundi, miserére nobis;
qui tollis peccáta mundi, súscipe deprecatiónem nostram.
Qui sedes ad déxteram Patris, miserére nobis.
Quóniam tu solus Sanctus, tu solus Dóminus,
tu solus Altíssimus,
Iesu Christe, cum Sancto Spíritu: in glória Dei Patris.
Amen.

Il testo completo in Italiano

Gloria a Dio nell’alto dei cieli
e pace in terra agli uomini amati dal Signore.
Noi ti lodiamo,
ti benediciamo,
ti adoriamo,
ti glorifichiamo,
ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa,
Signore Dio, Re del cielo,
Dio Padre onnipotente.
Signore, Figlio unigenito, Gesù Cristo,
Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre;
tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi;
tu che togli i peccati del mondo, accogli la nostra supplica;
tu che siedi alla destra del Padre, abbi pietà di noi.
Perché tu solo il Santo, tu solo il Signore,
tu solo l’Altissimo:
Gesù Cristo, con lo Spirito Santo: nella gloria di Dio Padre.
Amen.

[2] Wikipedia : https://it.wikipedia.org/wiki/Gloria_(inno_cristiano)

[Condividi questo post nei social e/o via mail]