Contra Patior

Reading Time: 2 minutes read

Si dovrebbe essere sempre consapevoli che ad ogni azione ne deriva una opposta e
di eguale intensità, del resto la fisica ci insegna che l’energia non va persa semplicemente,
ma si trasforma…

La legge del contrappasso (dal latino contra e patior,”soffro l’opposto”) è un principio che regola la pena che colpisce i rei mediante il contrario della loro colpa o per analogia ad essa. È presente in numerosi contesti storici e letterari, come ad esempio l’Inferno islamico o la Divina Commedia: tutte le figure presenti nell’Inferno e nel Purgatorio sono colpite da tale legge con punizioni adeguate alla loro condotta in vita.

Dante stesso parla del contrappasso quando incontra i seminatori di discordia che sono orrendamente mutilati, perché hanno diviso uomini, fomentato rivalità, sobillato fazioni.

Questo consente di ricavare la definizione di contrappasso come di una legge generale ove la pena non è inflitta casualmente, ma alla luce di un preciso criterio di corrispondenza, come detto, per analogia o per contrasto alla colpa stessa.

Questa significa che talvolta i dannati e gli espianti soffrono di una punizione che esaspera i caratteri della colpa; altre volte invece, la pena impone ai dannati un comportamento opposto a quello tenuto nel peccato, quasi a compensazione di esso.

Lo scrittore e filosofo latino Seneca fa uso della legge del contrappasso nella sua satira Apokolokyntosis, allorché l’imperatore romano Claudio nell’oltretomba viene affidato a uno dei suoi liberti.

Il contrappasso, in questo caso, risiede nel fatto che Claudio aveva fama di esser vissuto in mano dei suoi potenti liberti. Si evidenzia il fatto della ritorsione su se stessi e sui propri punti deboli effetti da malinconie.

Il contrappasso risiede anche nel fatto che Claudio viene condannato a giocare a dadi, contenuti in un bussolotto forato: Claudio amava, infatti, il gioco dei dadi e, poiché era l’imperatore e barava in certi casi, vinceva sempre. Ora viene condannato a perdere per l’eternità.

Un esempio di contrappasso per analogia è offerto dai lussuriosi; essi sono trascinati da una bufera che li sbatte da ogni parte senza sosta. La pena riflette il tumulto del loro animo che durante la vita fu sempre agitato dalla passione.

Oppure gli eretici, che credettero l’anima mortale e quindi considerarono il corpo tomba dell’anima: giacciono in sarcofagi infuocati.

Il contrappasso per contrasto è offerto dalla pena inflitta agli ignavi, che abbandonano la flemma che li contraddistinse in vita, per inseguire un’insegna insieme a coloro che si rifiutarono di riconoscersi in un simbolo, che li rincorrono, perseguitati da insetti e vermi.

I superbi, tra gli espianti del purgatorio, camminano quasi strisciando sotto il peso di enormi massi: proprio loro, che tennero alta la testa in segno di baldanzosa sicurezza, devono chinarla fino a terra e, se vogliono alzare lo sguardo, devono eseguire penosi contorcimenti.

Nella realtà subiamo le stesse punizioni, forse non ce ne rendiamo conto, ma in maniera non del tutto identica a quella descritta da Dante, paghiamo i nostri comportamenti.

Nel De Contemptu Mundi (sive De Miseria humane conditionis) di papa Innocenzo III, al secolo Lotario dei Conti Segni, questi spiega la pena del contrappasso così, riferendosi alla fine di Sodoma.

«[…] Perciò il Signore riversò una pioggia da sé, non pioggia d’acqua o di rugiada ma di zolfo e di fuoco, zolfo sul fetore della lussuria, fuoco sull’ardore della libidine, affinché la pena fosse il contrappasso della colpa» (De Contemptu Mundi (sive De Miseria humane conditionis) – Libro Secondo).

.-.

Fonti
– https://newikis.com/it/Contrappasso
– https://rievoluzioni.blogspot.com/2010/03/contra-patior.html
– https://iwanttobelieve83.wordpress.com/2009/04/01/il-contrappasso/

[Condividi questo post nei social e/o via mail]