Cavalieri di Malta, La Regula di Guglielmo

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Il nostro desiderio tutto moderno e cartesiano se vogliamo di vedere illustrata compiutamente la figura del cavaliere in ogni suo dettaglio, ponendole basi per orientarsi in un’eventuale casistica, non è così semplice.

Emergono da essa, nondimeno, i lineamenti d’un carattere che ben si addicono al cavaliere di ogni epoca come di ogni professione ideologica.

Anche se la cavalleria è aperta a tutti, il cavaliere è innanzitutto un “chiamato”: è colui che risponde ad una “vocazione” in perfetta sintonia con Colui che “chiama”: lo si dica Dio o Allah o s’impieghi qualsiasi altro termine.

È un credente pronto ad esporre la propria vita per la fede, ad affrontare il pericolo senza mai indietreggiare, senza debolezze, senza rassegnazione, bensì con l’audacia dei generosi, ogni qualvolta ravvisi il profilarsi d’un pericolo per la giustizia.

È un alleato degl’inermi, degl’indifesi, pronto a battersi per loro, rifiutando se del caso i vantaggi derivanti dal servire i potenti, e più sovente ancora, i prepotenti.

È fedele al suo dovere, e se il desiderio tutto umano, e dunque perfettamente comprensibile, del guadagno può agire da molla in tante evenienze, pure teme il disonore più della morte. Non per nulla un cavaliere modello è stato Baiardo, il cavaliere senza macchia e senza paura.

La Regula di Guglielmo può essere illuminante; però vanno debitamente considerati i libri liturgici, nei quali si hanno parole interessanti.

Il Pontificale Romanum, in un’epoca posteriore, ma certo riprendendo concetti e formulazioni del passato, fa pregare cosi il Vescovo ufficiante il rito consacratorio del Cavaliere novello:

Domine sancte, Poter omnipotens, aeterne Deus, qui cuncta solus ordinas et recto disponis, qui ad coèrcendam malitìam reproborum et tuendain justìtìam, usum gladii m terris homini- bus tua salubri disposinone permisistì, et militarem ordinem ad populi protectionem instìtui voluistì, quique per beatum Joannem militibus ad se m deserto venientìbus, ut neminem con- cuterent, sedpropriis contenti essent stìpendiis dicifecistì: clementìam tuam.

Domine, suppliciter exoramus, ut sicut David puero tuo Goliam supe- randi largitus es facultatem, et Judam Machabaeum feritate gentìum nomen tuum non invo- cantìum triumpharefecistì;

ita et huic famulo tuo, qui noviterjugo militiae colla supponi!, piotate coelestì vires et au- daciam adfìdei etjustìtiae defensionem tribuas, et praestes eifìdei, spei, et charìtatìs aug- mentum;

et da fui tìmorem pariter et amorem, humilitatem perseverantìam, oboedientiam, et patientìam bonam, et cuncta in eo recto disponas, ut neminem cum gladio isto, voi alio, inju- ste laedat:

et omnia cum eojusta et recto defendat: et sicut ipse de minori gradu adnovum militiae promovetur honorem, ita veterem hominem deponens cum actìbus suis, novum induat hominem: ut tè tìmeat et recto coiai, perfìdorum consortia vitet, et suam in proximum charitatem extendat, praeposito suo in omnibus recto obediat, et suum in cunctisjuste afficium exequatur.

TRADUZIONE

O Signore santo. Padre onnipotente, eterno Iddio, che da solo ordini tutte le cose e le disponi secondo giustizia, tu che per reprimere la malvagità dei reprobi e per difendere la giustizia permettesti l’uso della spada sulla terra agli uomini secondo la tua salutare disposizione e volesti che fosse istituito l’ordine della Cavalleria per la protezione del popolo, e per mezzo del beato Giovanni facesti dire ai soldati che a lui nel deserto erano venuti di non depredare nessuno ma di essere contenti dei loro salari;

supplici imploriamo la tua clemenza, o Signore: così come elargisti a David tuo servo la capacità di vincere Golia e facesti trionfare Giuda Maccabeo sulla malvagità delle genti che non invocavano il tuo nome, così anche a questo tuo servo, il quale va sottoponendo il collo al giogo della milizia, concedi con pietà celeste la forza e l’audacia per la difesa della fede e della giustizia, e aumenta la sua fede, la sua speranza e la sua carità;

concedigli pure timore e amore per tè, umiltà, perseveranza, obbedienza, buona pazienza; disponilo per intero verso il giusto, affinché non danneggi ingiustamente alcuno con questa spada o con un’altra, e difenda con essa quanto vi è di giusto e di retto;

e poiché egli è promosso da uno stato inferiore alla nuova dignità della milizia, così, abbandonato il vecchio uomo con le sue azioni, accolga in sé un uomo nuovo: ti tema, ti onori in modo giusto, eviti di frequentare i perfidi, rivolga al prossimo la sua carità, obbedisca rettamente al suo superiore in ogni occasione ed esegua sempre il suo ufficio secondo giustizia.

In queste espressioni ammantate di aulica solennità si tracciano i lineamenti essenziali del cavaliere cristiano ideale.

Non chiediamoci se a tanta magniloquenza abbia corrisposto una realtà: si sa che dal sacramento e dal sacramentale non bisogna attendersi dei miracoli, tant’è vero che lo spirito genuino del servizio armato si inquinerà al contatto con la ricchezza, il benessere, l’ascesa sociale, infettando l’istituzione cavalleresca con i germi della decadenza così come aveva fatto nel Cristianesimo prima col sacerdozio, e poi con il monachesimo.

Pur tuttavia, non va dimenticato che così come la goccia scava la pietra, la catechesi costante ha condotto ad una indubbia evoluzione, ad un ingentilimento dei costumi, a una ben più affinata visione dell’uomo e del suo modo d’intendere e, quel che più conta, vivere la fede cristiana.

Fonte
Prioriato Melitense OSJ

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