Antroposofia, La lotta nei cieli e gli esseri luciferici

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Nel periodo intermedio tra l’evoluzione di Giove e quella di Marte (l’antico Sole e l’antica Luna), a un certo numero di entità appartenenti alla sfera delle virtù fu dato l’ordine, se mi è lecito esprimermi così, d’intervenire in modo da porre ostacoli al processo evolutivo invece di favorirlo, affinché l’evoluzione del mondo potesse progredire e, quindi, dovette perciò avvenire un fatto del tutto particolare.

Questo fatto è quello che abbiamo imparato a conoscere come la lotta nei cieli. Dunque fu come introdotta nell’evoluzione l’opera di certe virtù a cui era stato impartito quel comando…

Per il bene dell’umanità si doveva dare quel comando a certe virtù; queste non erano malvagie; non occorre concepirle come virtù malefiche; si può dire ch’esse si sacrificarono opponendosi quali ostacoli al processo evolutivo. Queste virtù si possono perciò chiamare le Divinità degli ostacoli, nel più vasto senso della parola. Da questo punto in poi fu data la possibilità a tutto quanto si verificò nell’avvenire.

Queste virtù così comandate non erano ancora cattive per se stesse; erano al contrario le grandi forze promotrici dell’evoluzione, in quanto contrastavano l’evoluzione normale. Ma appunto perché la contrastarono, furono le generatrici del male; ché, in seguito a ciò, a poco a poco nacque il male. (…)

Vediamo così che sotto un certo riguardo soltanto per il fatto che le virtù ricevettero quell’ordine, fu data all’uomo la possibilità di raggiungere per forza propria la meta che neppure i più elevati serafini potevano raggiungere per forza propria. Serafini, cherubini, troni non possono assolutamente agire altrimenti che seguendo direttamente gli impulsi dati dalla Divinità. Nemmeno le dominazioni e tutta la seconda gerarchia possono agire diversamente.

Delle virtù, una parte ricevette il comando di opporsi all’evoluzione; dunque anche le virtù, che per così dire si frapposero come ostacolo sulla via dell’evoluzione, non potevano fare altro che seguire i comandi divini.

Anche in quella che si potrebbe chiamare l’origine del male, anche in ciò esse eseguono solo il volere divino. Facendosi serve del male, compiono il volere divino il quale, attraverso il male, vuol sviluppare il più forte bene.

Se discendiamo ora alle entità che chiamiamo potestà, anch’esse, da sé, non avrebbero mai potuto giungervi. Anch’esse non avrebbero potuto divenire “cattive” per forza propria; neppure gli spiriti della personalità e neppure gli spiriti del fuoco.

Una parte degli angeli rifiutò la possibilità di divenire cattiva, non si lasciò per così dire sedurre dalle forze che dovevano introdurre degli ostacoli, e serbò fedeltà all’antica natura. Così fino agli angeli, e ancora in una parte di essi, troviamo entità delle gerarchie spirituali che non possono assolutamente far altro che seguire il volere divino, per le quali non vi è possibilità di derogare dal volere divino. Questo è l’essenziale.

Gli angeli che si sono precipitati nella corrente prodotta dalle virtù durante la lotta nei cieli sono quelli che, a cagione delle loro azioni seguenti, chiamiamo esseri luciferici. (…)

In tutta la scala delle gerarchie troviamo così la possibilità della libertà solo in una parte degli angeli e negli uomini.

Per così dire nella schiera degli angeli comincia la possibilità della libertà, ma solo nell’uomo essa si sviluppa del tutto e nel modo giusto. Quando l’uomo scese sulla Terra, egli dovette innanzitutto cadere in balìa della grande potenza degli spiriti luciferici.

L’uomo è stato salvato dall’esser sopraffatto dalle forze che lo attiravano verso il basso, solo per il fatto che entità preesistenti lo protessero, che gli angeli rimasti in alto e gli arcangeli s’incarnarono in individui speciali e lo guidarono.

Fonte : ANTROPOSOFIA

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