21 Giugno 22: Solstizio d’estate, un momento speciale nel ciclo della vita

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«Noi salutiamo il Solstizio fecondo. Noi salutiamo la luce. Noi apriamo i nostri cuori. Noi alziamo le nostre mani. Sali fiamma! Sali! Noi salutiamo il Sole. Noi salutiamo la vita. Noi salutiamo colui che fu l’inizio.»

I Solstizi rivestivano il compito di portare l’uomo da uno stato all’altro, non a caso i nostri antenati li ritenevano come altrettante porte, quello d’estate come «la porta degli uomini» mentre quello d’inverno come «la porta dell’Immortalità» o anche come «la via degli immortali».

Lo scrittore francese Henry de Montherlant confermerà la natura sovraordinante del Solstizio con questo significativo passaggio:

La vittoria della ruota solare non è soltanto la vittoria del Sole, la vittoria della paganìa. E’ la vittoria del principio solare che è eterno ritorno – la ruota gira, dice la gente. In questo giorno vedo trionfare il principio di cui sono imbevuto, che ho cantato, che, con estrema coscienza, sento governare la mia vita. L’alternanza. Tutto ciò che sottostà all’alternanza. Chi comprende ciò ha compreso tutto. I greci l’hanno perfettamente assimilato.

Julius Evola diceva:

Nel simbolismo primordiale il segno del Sole come «Vita», «Luce delle Terre», è anche il segno dell’Uomo. E come nel suo corso annuale il Sole muore e rinasce, così anche l’Uomo ha il suo «anno», muore e risorge. Questo stesso significato fu suggerito, nelle origini, dal Solstizio d’inverno, a conferirgli il carattere di un «mistero».

Mentre Dominique Venner declamava:

Io sono della Terra degli alberi e delle foreste, delle querce e dei cinghiali, delle vigne e dei tetti spioventi, delle epopee e delle fiabe, del Solstizio d’inverno e di San Giovanni di estate. È una risposta a coloro che pretendono che l’Europa non sappia cosa essa stessa sia. È un modo per dire che cerco rifugio in me, più vicino possibile alle mie radici e non in una lontananza che mi è estranea. Il santuario in cui vado a raccogliermi è la foresta profonda e misteriosa delle mie origini. Il mio libro sacro è l’Iliade così come l’Odissea, poemi fondatori e rivelatori dell’anima europea. Questi poemi attingono alle stesse fonti delle leggende celtiche e germaniche, di cui manifestano in modo superiore la spiritualità implicita. Del resto non tiro affatto una riga sui secoli cristiani. La cattedrale di Chartres fa parte del mio universo allo stesso titolo di Stonehenge o del Partenone. Questa è l’eredità che occorre assumere. La storia degli europei non è semplice. Essa è scandita di rotture al di là delle quali ci è dato di ritrovare la nostra memoria e la continuità della nostra Tradizione primordiale.

Fonti
GOI / Azione Tradizionale / ESO / MEgizia / Wikipedia

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